Zeitzeugnis
Zeitzeugenaussage Giovanni Maiorana und Vincenzo Caligiuri
Vollständige, quellengetreue Transkription der bei ANPI veröffentlichten Kahla-bezogenen Aussage.
Forschungsstand dokumentiert
Forschungsdatensatz
Dokumentierte Angaben
- Person
- Giovanni Maiorana und Vincenzo Caligiuri
- Rolle
- Zwangsarbeiter / Zeitzeuge
- Ort
- Kahla / REIMAHG
- Zeitraum
- 1944–1945
- Herkunft
- Italien
Überlieferung und Kontext
STORIA
Il racconto del figlio che non sapeva
La storia di Vanni l’infermiere
che nel campo di sterminio
aiutò e salvò compagni e amici
Il Natale con l’albero pieno di cartoline degli scampati ● “Paloma” per
accompagnare i morituri nelle camere a gas ● Ricoverato tra gli ammalati di
scabbia ● Quel che mi ha detto Vincenzo Caligiuri
di Ignazio Maiorana
D
a ragazzini non avevamo sol- ti che anche in altri campi tedeschi Vanni fu richiamato in servizio a
di per comprare gli addobbi. era consuetudine accompagnare alla Roma intorno al ‘42, durante la se-
L’albero di Natale lo faceva- “doccia” (camera a gas) i deportati conda guerra mondiale. Dopo poco
mo con rametti di vischio legati a un nudi al suono di violino e fisarmonica tempo, fu preso dai tedeschi e con-
chiodo al muro. Alle bacche collose sulle note di “Paloma”. Il brano veni- dotto prima in Jugoslavia e poi trasfe-
applicavamo le cartoline colorate di va eseguito da due musici al seguito. rito nel campo di sterminio di Kahla,
auguri natalizi e pasquali indirizzate Lo sventurato condannato a morte nei pressi di Lipsia, in Germania. Nel
negli anni precedenti a mio padre, re- veniva caricato su un carro trainato da caos e nella contraddizione di quegli
canti le affettuosità di amici lontani. un paio di suoi compagni. L’imma- eventi, nessuno ne sapeva il motivo.
Ne facemmo per diversi anni albe- gine era sempre il preludio del forno Comunque la qualifica di provenien-
ri di Natale con le cartoline al posto crematorio. za a Vanni giovò. Tra le migliaia di
delle palline. Non sapevamo del
valore documentale di quei brevi
scritti firmati. Mia madre non si
curava molto di quelle cartoline,
se ci permetteva di usarle come
addobbi natalizi. A inviarle a mio
padre, a Castelbuono, erano stati
numerosi compagni di militare
e di prigionia nei campi tede-
schi. Le cartoline cominciarono
a giungere a casa subito dopo la
fine della seconda guerra mon-
diale. Poi, via via, il loro arrivo
si diradò col passare degli anni.
Di quella esperienza in Germania
non si parlava in casa. Mio padre,
Vanni, come tanti altri reduci,
voleva rimuoverla dalla propria
memoria.
Avevo dieci anni l’unica volta che L’ultimo drammatico di un prigioniero verso la camera a gas.
vidi piangere mio padre. Durante Tragicamente accompagnato dalla musica
un banchetto matrimoniale gli stavo Ma chi era stato in realtà Giovanni ospiti in quel campo fu organizzata
seduto di fronte al tavolo. Un trio “Vanni” Maiorana, lontano dalla sua un’infermeria gestita da un medico
musicale stava eseguendo “Paloma”, attività di allevatore e casaro tra le e da un infermiere, anch’essi prigio-
lo struggente e noto tango spagnolo. montagne madonite? Tra le sue pas- nieri. L’aiutante del dottore era pro-
Vanni aveva le gote rigate. sioni quella della medicina. Non ave- prio Giovanni Maiorana. Egli aveva
– Pa’, perché piangi? – gli chiesi stupi- va potuto studiarla per le ristrettezze il compito di registrare, ogni matti-
to e preoccupato. economiche della sua famiglia di pa- na, nome, numero e stato di salute di
– È la musica di la prigiunìa – rispose stori. Nel 1928, al servizio di leva mi- quanti marcavano visita. Era una pro-
asciugandosi le lacrime. litare in Fanteria, tuttavia, fu inserito cessione giornaliera di forme umane
Non capii. Compresi quarant’anni nel reparto sanità per il suo interesse denutrite. Tra queste persone in coda
dopo, quando seppi da ex deporta- verso la medicina. si trovò, un giorno, anche un giovane
28 PATRIA INDIPENDENTE/SETTEMBRE 2014
STORIA
preso dai tedeschi appena arruolatosi – Posso ritornare un’altra volta, se vo- di loro, tra pene e guai, riuscì a guada-
in Marina: era Vincenzo Caligiuri e lete – mi sembrò giusto proporre. gnare la propria casa, a riabbracciare
aveva 16 anni. – No, meglio subito – intervenne de- la famiglia. Vincenzo riprese la navi-
Grazie a lui ho potuto avere diretta e terminato l’anziano signore. E riprese gazione militare, Vanni raggiunse la
spontanea testimonianza su un parti- a raccontare. moglie e le due figliolette nate prima
colare aspetto della prigionia di mio – Terminate le visite del medico, Van- del suo richiamo alle armi. Subito ri-
padre. Ecco come sono venuto a sa- ni mi chiese se fossi disposto a isolar- prese il lavoro di curatolo nelle azien-
pere. mi nel recinto degli affetti da scabbia. de armentizie, lontano da casa.
Dopo la pesantissima esperienza
vissuta, mio padre necessitava di un
recupero psicologico e affettivo, ma
il dovere e il bisogno di pensare al
sostentamento della famiglia non
gli davano tempo né possibilità di
farlo.
Dopo alcuni anni Vincenzo Cali-
giuri, molto più giovane di Vanni, si
fece una famiglia a Palermo. Ma un
altro duro colpo lo scosse: la perdita
di un figlio di 16 anni di età per un
incidente. La notizia destò scalpore
al suo paese natìo dove fu portata la
salma del ragazzo per essere tumula-
ta. Vanni lo seppe e scese dalla mon-
tagna, raggiunse in tempo i dolenti
al cimitero. Fermatosi dinanzi alla
bara, disse:
– Questa volta non posso far nulla.
Fu allora che Vincenzo lo riconob-
L’infermeria in un campo di detenzione nazista dei soldati italiani be. Quattro persone hanno dovuto
separare i due ex prigionieri amici
Da Caligiuri, ormai ottantenne, alcu- Mi assicurò che lì poteva assistermi dal loro commosso, fortissimo ab-
ni anni fa, mi sentii chiamare mentre meglio. Gli risposi di sì, forse potrò braccio nell’infausta evenienza. Ma
stavo attraversando la strada. Seduto salvarmi..., pensai. Vanni mi fece spo- Caligiuri solo a tarda età si decise a
sull’uscio di casa, mi disse: gliare e mi spalmò in tutto il corpo raccontare a qualcuno la sua vicenda
– Lei è figlio di Vanni Maiorana? Ven- una puzzolentissima pomata. In quel- di prigioniero in Germania. Fino ad
ga, venga... Suo padre mi ha salvato la baracca soggiornai dieci giorni, allora aveva taciuto.
la vita. godendo di una razione alimentare Dovrei approfondire la storia di mio
– Si sta sbagliando – risposi. – Mio leggermente più congrua, utile a ri- padre nei campi tedeschi. Oggi le car-
padre è scomparso da trent’anni. prendermi fisicamente. L’ultimo gior- toline usate da bambino per l’addob-
– Lo so – replicò Caligiuri – Si acco- no Maiorana mi riferì che i tedeschi bo dell’albero di Natale agevolereb-
modi dentro, la prego. cercavano un gruppetto di prigionieri bero la mia ricerca. Ma sono andate
L’anziano ufficiale di Marina comin- più idonei alla raccolta di patate in un tutte perdute.
ciò il suo racconto. campo lontano da lì. Mi chiese se me Unico cimelio in mio possesso è una
– Mi sentivo morire, mi trascinavo in la sentivo di andare. Qualche patata cassettina in legno dove Vanni teneva
coda a tanti altri prigionieri e depor- forse avrei potuto furtivamente man- i piccoli oggetti di valore durante la
tati. L’unica cosa da fare era recarmi in giarla... prigionia.
infermeria a chiedere aiuto. “Come ti E così fu. Maiorana era persona sensi- Fino ad alcuni anni fa, aprendola,
chiami?”, mi chiese l’infermiere. bile, generosa. Non sappiamo quante sentivo ancora un pungente odore di
– Caligiuri, risposi. E lui: – “Caligiu- persone aiutò e come lo fece. Sicura- medicine.
ri? Di dove sei?” mente molte, a giudicare dalle car- Per rendere omaggio alla prigionia in
– Di Castelbuono. toline che i suoi amici gli spedivano Germania di mio padre sono andato
Vanni, sgranando gli occhi: “Anch’io. dopo la guerra. Vanni e Vincenzo non a visitare un campo di sterminio. È
Mettiti da parte, lascia passare gli al- s’incontrarono più nel campo. Non poca cosa.
tri. Alla fine penserò a te”. seppero mai perché furono presi dai Allora, mentre c’è ancora facoltà e
Durante il racconto Caligiuri non tedeschi che erano alleati degli italia- piacere di scrivere, ho voluto racco-
conteneva la sua emozione. Il suo ni durante il fascismo. Né i rispettivi gliere e proporre questi doverosi ap-
torace era scosso da piccoli sussulti. familiari avevano loro notizie. I loro punti perché l’esperienza sulla quale
“Una pausa per un gelato”, consigliò destini furono separati. mio padre preferì tacere non venga
la moglie. Finita la guerra, comunque, ognuno rimossa del tutto.
PATRIA INDIPENDENTE/SETTEMBRE 2014 29