Walpersberg Logo

Testimonianza

Testimonianza storica Armando Pedica

Trascrizione completa e fedele alla fonte della dichiarazione relativa a Kahla pubblicata dall'ANPI.

Stato della ricerca documentato

Record di ricerca

Dati documentati

Persona
Armando Pedica
Ruolo
Zwangsarbeiter / Zeitzeuge
Luogo
Kahla / REIMAHG
Periodo
1944–1945
Origine
Italien

Tradizione documentaria e contesto

1 Pedica Armando nato a Esanatoglia nel 1926 rastrellato a Esanatoglia il 5 maggio 1944 Intervistatore: Quando ha inizio la sua storia? Pedica: Io sono di Esanatoglia… Sono arrivati questi tedeschi… questi fascisti, ci hanno prelevato da Esanatoglia e ci hanno portato qui a Matelica. Da Matelica ci hanno caricati sui camion e tutti quanti ci hanno portato a Sforzacosta. Lì ci hanno tenuti una quindicina di giorni e poi una mattina c’è stata una mezza rivoluzione dentro lì, “l’armistizio”, “l’armistizio!” e io sono scappato per vedere l’armistizio, invece l’armistizio non c’era, sono arrivati dentro i tedeschi, hanno cominciato a sparare, hanno aperto la porta, si sono alzati 8-10 cani di questi tedeschi, ci hanno caricati come si caricano le bestie, poi bastonate, botte; ci hanno caricati come i cani e ci hanno portato a Suzzara, ci hanno tenuti 16 giorni, ci hanno mescolati con i partigiani dell’Alta Italia; ci guardavano a vista questi tedeschi, con il mitra, è arrivato un treno merci, ci hanno caricati peggio delle bestie, ci hanno messi sui vagoni e ci hanno fatto partire per la Germania, dopo in Svizzera ci hanno dato un tè, un chilo di pane duro, però lungo la ferrovia c’erano i prigionieri russi a lavorare e glielo abbiamo buttato giù e i russi si ammazzavano per prendere questo pane; allora io ho pensato “guarda un po’ questi si ammazzano per il pane”. Ne avevo un altro poco e gliel’ho lasciato! Siamo arrivati in Germania. C’era un’altra zuppa di cavoli, di rape, “chi l’aveva mai mangiata!” Da lì ci hanno portato sulle baracche e la mattina ci hanno portato a lavorare a 2-3 km di distanza da queste baracche qui, a fare le postazioni per le baracche per i civili, perché là bombardavano sempre e i civili si rifugiavano dentro le baracche, le pinete, lavoravo lì, due tre giorni; si pativa la fame. C’era una camella… Non c’era niente da mangiare, c’era un torrente che passava; c’erano tanti pesci, lunghi così; insieme a un amico mio dissi: “Ora siamo salvi, li mettiamo sul fuoco”, ne abbiamo presi 6-7 di pesci, li abbiamo avvolti, siamo tornati sul posto di lavoro, arrivano due poliziotti, siamo fritti - dico - il compagno dice “se per questo possiamo rovinarci, tanto le botte le prendiamo ogni minuto”. Ci hanno fermato, avevano visto che li avevamo avvolti dentro un berretto, ma - dice il compagno - se non ha preso il numero di matricola, va bene, siamo salvi, invece dopo ci hanno richiamato, ha preso questo numero; passati 2-3 giorni, non si vedeva più questa polizia, vedi un po’ che il giorno dopo chiama il mio compagno… Dico. “siamo finiti”; c’era una baracca di sotto, la porta di sotto, io aspetto un po’ di minuti, poi viene a chiamare anche me; il compagno l’aveva messo al muro, intanto comincia a fare le domande a me per vedere se le parole si confrontavano. “Quanti pesci hai preso?”, ma io con il compagno mio non mi ero messo d’accordo, dico “3-4-5”, ora le mie parole e quelle del compagno non si confrontavano. Allora “sempre gli italiani, che mascalzoni!” Invece di farci parlare, io non ho mai visto questo frusto, questo affare che ci menava, con forza ci fa togliere le scarpe, si alza questo poliziotto… le nervate, le botte che ci ha dato! Ci ha fatto neri, su per le cosce, tra mezzo il sedere, attorno la vita, da lì, a me e al mio compagno, ci chiama e il compagno gli dice “Ma tu che sei Mussolini o Badoglio?” Noi, ragazzi che siamo, tante cose non si capivano, gli disse “Badoglio”. Dio ce ne scampi. Le bastonate, le botte, ci aveva massacrati; Badoglio per loro era un traditore. Poi me lo disse a me, io gli ho detto “Mussolini” e allora lì, dopo, non mi ha menato più. Da lì ci ha riportato [….] dove lavoravamo. Quando siamo arrivati ci ha fatto togliere i panni, ci siamo messi in tuta., c’era un tedesco che aveva fatto la guerra del ’18 in Italia e quando ha visto che ci avevano massacrato di bastonate, gli veniva da piangere e diceva “Io sono stato prigioniero in Italia, ma non mi hanno trattato così”. Allora gli facciamo compassione e per quello ci portava il giorno di sotto a pulire le patate, le carote, le cose e c’era la cucina per i civili, noi lì ci salvavamo, perché prendevamo le carote e ce le ficcavamo dentro le scarpe e ce le mangiavamo. Dopo di lì, passato un po’ di tempo, finita la guerra ci lascia liberi, eh,… ora dove vai? Non capiamo niente, le strade, noi ritorniamo sempre sulle pinete, lì ci incontrammo con un paesano, sai di quelli paesani, anche lui militare e ora detto “ora, siamo fortunati, ci fa compagnia, no?!” ..Invece ci ha lasciato lì, “io per conto mio, voi per conto vostro”… ora che si fa?…..Non sappiamo dove andare, no? Eravamo piccoli….cammina….cammina.. C’era un fiume, sul fiume la ferrovia, sopra era bombardata dagli americani, c’era fatto un passaggio, una passerella di tavole, però io avevo paura di passare…. Se si stacca… eravamo due russi, io e un amico mio; andiamo, cominciamo a passare in fila indiana, proprio quando passo io, si stacca una tavola: dentro il fiume con i panni, mi è venuto a...sarvà quelli due russi, perché io mi ero fermato su quel ponte che avevano bombardato, ha preso un palo, mi ha riportato su………Ora che facciamo….ci siamo incontrati con tre soldati americani, erano americani, però erano siciliani, ci hanno detto “non andate mai da questa parte che c’è la SS, c’è la pulizia. Prendete questa strada e andate sempre dritti e dopo che avete camminato un po’ c’è un ristorante americano, lì siete liberi, state bene, vi dà il pane…”. Abbiamo camminato, camminato, siamo arrivati al ristorante. Quando siamo arrivati, gli americani ci hanno mandato a pulire le stanze dove dormivano i militari. Dopo, dicono: “venite qui, mangiate”. Domani, quando siamo andati a pranzo c’era il risotto, la cacciagione, i caprioli, non mangiavamo cose che era tanto che non le vedevamo più, chi le aveva viste più da mangiare. Da lì, ci hanno fatto un cerchio di soldati americani, gli piaceva vedere quanto mangiavamo noi. Ora la sera a mezzanotte mi ha preso certi dolori che - mi dicevo – “se non sono morto prima muoio adesso”. Poi mi ha portato in infermeria, mi ha fatto prendere una medicina, dopo sono stato meglio. Da lì, ci hanno detto questi americani “se state qui, aiutate in cucina, dopo prendiamo un camion e vi portiamo su fino a Bolzano; se invece partite con il treno, non arrivate mai; da qui vi facciamo la pulizia” Eravamo tutti pieni di pidocchi. “Qui vi facciamo tutto quello che dobbiamo fare, invece se partite con quelli altri, vi tocca fermarvi alla stazione, a fare tutto e non arrivate mai……..” Ma le botte, le botte! “Un’altra volta anche - adesso mi sono ricordato - è venuto dentro lo chef tedesco, sempre su questo campo, e ci dice: “adesso andiamo a caricare certi pezzi fuori su questo camion.” Mentre passiamo per la strada (non è come in Italia che per le strade ci sono le piante di castagne, le piante di cose….) vedevamo tutti frutti. Ora, con la fame che avevamo, eravamo 7-8 amici, “gli vogliamo dare una bastonata a queste piante mentre passiamo?”, tanto che cosa, cade dentro la roba del camion…. Ora, nessuno voleva dare questa bastonata, sempre per la paura di questi cazzi di tedeschi, io (le botte le avevo prese tante volte) do questa bastonata con un pezzo di legno, la roba cadeva giù dentro lì; ma guarda un po’ che vengono due poliziotti con la bicicletta! Fecero fermare il camion. “chi è stato, chi non è stato?” A mangiare mangiava tutti, ma a dire “sono stato io” nessuno. “Sono stato io” dico. Ora, mi calò giù da lì, sulla bicicletta c’era una borsa, io già sapevo cosa era; prese questa borsa, tirò fuori questo nervo di gomma e mi diede una trentina di nervate per la schiena, per le cosce; per due frutti eh!? E poi, tutte manco me le ricordo, sennò avrei voluto eh! Ne sono successe parecchie. Oh! Tante, tante….! E poi ci dava la sveglia la mattina alle 5 e se uno non si svegliava, prendeva un secchio d’acqua, te la tirava sotto la branda; non c’era né coperte né paglia, non c’era niente, tutto su legno. Poi, quando abbiamo fatto la fila tante volte, ci dava la sera una minestra, c’erano i cavoli, c’erano le barbabietole, c’erano le rape, c’era tutta questa roba, non c’era altro, dopo che la finivi, c’era qualche cosetta e facevi la fila per prendere, se c’era un altro tegame….Quando facevo la fila ti uscivano fuori questi tedeschi con un manganello, ti prendevano […] Se stavi male… per farti prendere una razione sana?! Te ne dava una metà, un bocconcino in più era per tre [….] Dopo: sembrava che quello era più grosso, quello altro più ubriaco, avevamo fatto una piccola bilancia e pesavamo il pane……………Dopo gli americani ci hanno portato su con i camion fino a Bolzano. Dopo, da Bolzano c’erano le cose per gli alleati, ci hanno passato un po’ di roba da mangiare, poca però! E lì dove stavamo ci ricordiamo gli italiani, sennò quelli altri no. Ecco tutto quanto, ora basta, non mi ricordo più niente. Intervistatore. E da Bolzano come ha fatto a ritornare a casa? “ A Bolzano ci sono stato 15 giorni, non c’era niente per tornare a casa, un po’ con i mezzi, un po’ con le cose, dopo io sono tornato con il treno, però era pericoloso perché tutti volevano partire con questo treno, non ci capivo; allora un po’ montava sopra i vagoni, era pericoloso perché c’erano le cose dell’alta tensione che erano pericolose; non ci facevano salire e a pezzi e a pezzi siamo arrivati qui con il treno, ad Ancona, poi siamo venuti su lo stesso con il treno fino a Fabriano e da Fabriano abbiamo preso il pullman fino a Esanatoglia e a Esanatoglia, quando siamo arrivati c’era la maestra, ho incontrato la prima maestra che mi faceva la scuola, e poi c’era la povera mamma che stava a mietere il grano su una montagna, quando mi ha visto, mammamia!!!! Perché eravamo tre fratelli in Germania, io il più piccolo !!! 3 Intervistatore. Stava separato dagli altri? “ No, no è che quelli altri due erano militari. Io invece non ero militare, ero rastrellato, ero piccolo, non avevo l’età … Eh..! Ce ne sono tante di cose, me ne sono scordate tante,……………….però ci vorrebbe un po’ di coscienza! Anche questi tedeschi qui a vedere questi ragazzi di 17 anni, ci doveva essere più compassione, non è che abbiamo fatto del male a qualcuno….!

Nomi e parole chiave

  • Kahla
  • REIMAHG
  • Zwangsarbeit
  • ANPI

Fonti e riferimenti

  1. ANPI Macerata – Zeitzeugenaussage Armando Pedica