Testimonianza
Testimonianza di testimone oculare Nello Crescentini
Trascrizione completa e fedele alla fonte della dichiarazione relativa a Kahla pubblicata da ANPI.
Stato della ricerca documentato
Record di ricerca
Dati documentati
- Persona
- Nello Crescentini
- Ruolo
- Zwangsarbeiter / Zeitzeuge
- Luogo
- Kahla / REIMAHG
- Periodo
- 1944–1945
- Origine
- Italien
Tradizione documentaria e contesto
Crescentini Nello nato a Matelica nel 1922 rastrellato a Matelica maggio 1944
Quando siamo arrivati ci hanno messo al lager 1, ognuno nella sua baracca, poi la mattina per andare a lavorare, alle 6 adunata, grandinava, nevicava, qualunque cosa succedesse, si andava lo stesso, 7 km sotto l’acqua, la neve.
Dopo abbiamo forato una montagna, ce l’hanno fatta traforare tutta, dentro c’erano tutte le officine. Dentro le officine c’erano tutte fabbriche per gli apparecchi. Dopo hanno fatto il capannone, lì i capi messi a comandare noi, tutti quelli senza testa, chi non era capace per la guerra, era messo a comandare noi italiani. A me un russo mi buttava sulla neve, mi ero fatto una baracchetta, così, io stavo sopra e buttavo la neve dalla parte di sotto, calati giù; ci radunammo, accendemmo un fuocherello, vedemmo il capo venire su, ma il russo “ci vado io lassù”. “Sì, sì,” gli dico. C’era una tramontana, acqua e vento!
Viene su il capo, “tu dovevi stare a lavorare lassù”, mi dice. “Sì, sì, lassù c’è l’altro camerata...” dico, una bastonata sulla testa, cadevi per terra, come le bestie. 7-8 giorni mi ha fatto un bozzo, non mi tenevo nemmeno il cappello. Sono andato in infermeria “tu non volevi lavorare” mi dice... brutte carogne! Dopo mi si erano gonfiati piedi e gambe. Alla visita non mi riconoscevano perché non avevo la febbre. C’era un dottore italiano e uno tedesco, però, quando c’era il tedesco, quello italiano non voleva curarmi “perché se ti ricovero – diceva – vede che non c’è la febbre, quello punisce me”. Una mattina, non potevo alzarmi, vengono a visitare i camerati “tu stai a dormire mentre gli altri stanno a lavorare”. Le bastonate! Con i letti a castello, colpiva sopra e sotto... “Che ti duole, che ti duole?” Gli mostravo la gamba tutta gonfia, così. “Oh, stai male perdìo!... mi prese, mi portò via. Poi c’era la camera mortuaria, era sempre piena, portava via e buttava via. “Ma chissà dove mi porterà!” Mi feci un pianto, addio. Invece sento scarrettare davanti alla camerata, c’era un italiano che faceva servizio al campo. “Sei tu che non vuoi andare a lavorare?” “Sì, non ce la faccio più, dove mi portate? Mi portate a ‘mazzare? Se mi dovete ‘mazzare, ammazzatemi qui”. “Ti portiamo in infermeria”. “Ma è vero?” “Sì, come no?!”. Infatti mi aiutò a vestirmi e mi mise su un carrettino a 4 ruote e mi portò in infermeria. Mi mise sopra un lettino e andò via. C’era l’infermiere italiano, mi spogliò tutto nudo, mi mise su un lettarello, coperte sotto di lana, mi mise due strocche, mi ricoprì con coperte di lana, dentro 36 lampadine, poi attaccò la corrente, che calore che ti buttava. Dopo un’ora ero tutto sudato, come se stessi a bagnomaria, la coperta sotto non raccoglieva più l’acqua. Quella la feci scendere giù dal lettino e poi mi vestii da solo. Poi ci mettemmo a dormire, le bastonate! Per mangiare, le barbabietole; poi sigarette. Avevo fatto amicizia con una famiglia, io gli portavo le sigarette, il pacchetto senza aprirlo, mi dava la tessera per 2 chili e mezzo di pane.
E adesso le domande
Come e quando fu rastrellato? A maggio, al campo di concentramento a Macerata, poi un treno, poi a Firenze, c’era scritto a Firenze “CENTRO DI RACCOLTA VOLONTARI IN GERMANIA, ‘Ste carogne”.
A che tipo di lavoro fu destinato e come si svolgeva la sua giornata?
Moto e picco, dentro la montagna, per scavare la montagna. Prima 15 giorni e 15 notti. Poi non si faceva più quello e ci hanno portato di qua, di là a lavorare.
L’episodio che l’ha colpito di più?
Le bastonate sulla testa e le gambe.
Quando fu liberato?
Finì la guerra, passarono gli americani, rimanemmo lì, noi non facevamo più niente. Ci presero, ci portarono via in Italia, ci portarono su un treno, ci diedero i documenti, l’ausweis etc.. Prima di passare la Germania, strappai tutto per non sentire più niente, la puzza della Germania. Possa morire.
Il ricordo più bello?
Non lo so... la fame...!