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Testimonianza

Testimonianza di un testimone oculare Deportato anonimo da Matelica (nato nel 1927)

Trascrizione completa e fedele alla fonte della dichiarazione relativa a Kahla pubblicata dall'ANPI.

Stato della ricerca documentato

Record di ricerca

Dati documentati

Persona
Anonymer Deportierter aus Matelica (Jahrgang 1927)
Ruolo
Zwangsarbeiter / Zeitzeuge
Luogo
Kahla / REIMAHG
Periodo
1944–1945
Origine
Italien

Tradizione documentaria e contesto

Anonimo nato a Matelica nel 1927 rastrellato a Matelica maggio 1944 Di maggio, erano passati anche qualche giorno prima qui, la mattina dopo, verso le nove, stavamo a fare colazione, dalla porta si vede una strada, dico “vengono su i tedeschi pure stamattina, vengono là, voi del ’27, “venite con noi” – dice – al comando e va bene. Siamo partiti da lì, abbiamo fatto tutta la strada da…… i colli, quelli che trovava, con loro, così tutta la strada, poi siamo arrivati a un dato punto, la strada dei colli, ce n’era uno che era del ’25, non fosse mai trovato, lo voleva fucilare, perché era scappato via, doveva stare sotto casa. Raccolto quello lì, da lì ci ha messi tutti quanti in fila per tre, ci ha portato fino giù al bivio di Santa Teresola, qui vicino a Merloni, alla sera, era ancora notte, poi è arrivato con i camion, ci ha preso con i camion, ci ha portato a Cerreto. A Cerreto ci ha messi dentro la caserma, gli ha dato le cellette, lì sotto, stretti così. “Qui se ci teniamo stanotte, moriamo tutti”, invece la sera, dopo notte, arrivati i camion, ci ha portato a Sforzacosta, a Sforzacosta siamo stati 3-4 giorni, non ricordo, dopo, io stavo male, ero andato all’infermeria. Però è stato che a noi aveva chiamato per partire, ma io stavo male, uno scapaccione! “via fuori”, siamo partiti da lì la sera con il camion, siamo 27-28, i primi è?! Siamo camminati tutta la notte “dove ci portano questi ora? All’inferno che se li porta”, siamo arrivati ad Argenta, boh, che posto era non lo so, e siamo arrivati la mattina appena giorno, si è fermato con questo camion, io stavo male, non prendevo niente, quegli altri, lì c’era un caffè, chi prendeva il caffè, chi prendeva che cosa, poi ci ha preso, ci ha portato su un bosco, non so che era, che c’erano i castelli, poi era venuto quasi sera, no….! Aspetta, che da lì siamo ripartiti la mattina, con la littorina ci ha portato a Suzzara. A Suzzara, siamo arrivati dopo pranzo e ci ha portato in una casa che c’erano i castelli e ci ha dato il biglietto per il castello, ognuno il suo, il biglietto per dormire, c’era un tedesco lì, “adesso c’è da accompagnarli dai carabinieri, italiani”, cominciò lì, non si capiva niente quello che diceva, “tutti partigiani!” Zitti, ci riprese tutti quanti i cartellini, ci prese, ci portò via, ci portò lì vicino la stazione, c’era un casermone, non so che roba era, lì c’era la tradotta dei piemontesi, c’erano grandi, piccoli, quelli però li aveva presi su per la macchia, invece noi ci ha presi a casa, ci ha messi con quelli, lì ci siamo stati 3 giorni. Una bella mattina, si parte, boh? Dove si va? Stavamo lì, vicino la stazione, dalla stazione sui carri bestiame, caricati, tutti quanti pieni, chiusi, piombati e si parte; ora dove si va? Cammina cammina ….. Dopo io, strada facendo, c’erano i laghetti, c’erano le anatre, c’erano le oche (……..) sentimmo che era un po’… sentimmo sparare pum, pum. Non avesse mai sparato! Quelli che ci accompagnavano! ‘ste anatre…! fermò la tradotta i tedeschi, pensava : “Questi fanno la rivolta, fanno che cosa”. Poi cominciò a glissare i moschetti di tutti quelli che aveva sparato, come se l’ha passata quelli, non lo so. Usciti da Suzzara, escono tutti ‘sti vagoni, dopodiché siamo passati l’Austria, stiamo sui confini, dopo aprì i vagoni, ma tanto, se scappai via, dove gli? Andiamo, sta fuori confine, ci ha aperto! Dopo siamo arrivati a destinazione, siamo stati lì per un anno, 12 mesi, facevamo i turni: di giorno, di notte 10 ore, un’ora di strada per andare a lavorare, un’ora per venire, ‘ccomodiamo 12 ore. Ci siamo stati troppo, ci siamo stati noi, perché stiamo tutti a Kahla, era un teatro, c’erano i castelli, c’era; dopo un paio di mesi ci aveva portato al lager 1 e poi ci ha portato a Kahla un’altra volta a noi altri, parecchi li ha spostati. L’acqua per andare a faticare, pioveva sempre, mezzi scalzi, perché le scarpe si erano rotte, ci aveva dato gli zoccoli, lo sapete che sono gli zoccoli, di legno…. A faticare mezzi scalzi, mezzi nudi…… i pidocchi, quelli, quando stringevo su la cintura delle calze, sempre 2 a volta gli, che vuoi fare, non c’era niente da fare. Dopo noi faticavamo, a me mi diceva, sulla squadra, siamo 9 o 10, facevamo la (…) per riempire le gallerie, io ero il più piccolo perché ero del ’27, però sulla squadra mia c’erano due o tre bergamaschi, quelli c’erano andati a lavorare volontari proprio però, come quelli che adesso vanno a lavorare in Germania, vanno in Svizzera; non siamo stati i primi, quando siamo arrivati, avevano fatto 3-4 pezzetti di gallerie lunghi quanto questa sala, era 2 metri e mezzo di lunghezza, 2 metri di altezza, faceva un appartamento, dopo l’abbiamo fatta, perché con un anno, sai quanto è stato scavato, sotto a quella montagna, 22Km di galleria, poi sull’imbocco, appena che ……… rifatti tutti gli archi che faceva la fabbrica di apparecchi, gli apparecchi, tutti i fili, non lo so, noi altri sempre impegnati a fare ….. alla fine è finito. Dopo un anno, siamo andati via, la guerra è finita, perché tutti i giorni i bombardamenti, passavano gli apparecchi, bombardava, dove lavoravamo noi non ci bombardava, dopo abbiamo camminato, quando abbiamo finito di lavorare, 4 giorni e 4 notti, partiamo; a casa, ci siamo andati a casa? Dopo infatti siamo arrivati proprio sui confini della Germania e della Cecoslovacchia. Noi infatti siamo stati una ventina di giorni, un mese sbandati, da soli. Quegli altri compagni miei non ci sta più nessuno, siamo 4 di Matelica, sono rimasto io, quegli altri sono morti tutti. Stiamo lì, andiamo cercando da mangiare, si cercava che cosa, si preparava, si mangiava, poi dopo sono arrivati gli americani, ci avevano rastrellato, ci hanno portato via, ci hanno portato in Italia.Dopo questa relazione che c’ha fatto, volevamo fare qualche domanda Come e quando fu rastrellato? L’ho detto prima, la mattina è passati su verso la strada che va al San Vicino, statiamo a fa colazione, è venuti su, ha guardato l’anni che c’aviamo, “tu venire con noi, a Cerreto,” sì, dopo ce portò a Cerreto, ce mise glió le carceri la sera, dopo ce portò a Sforzacosta, de Sforzacosta simo riati, come ho detto io, no?! A quale lavoro fu destinato e come si svolgeva la sua giornata? Noi altri là, quanno simo gliti lì, li primi giorni faciamo le ferrovie per li carrelli, per portà fori la robba che se facia le mine… per portà fori lo materiale ce statia li carrillitti picculitti, imo fatto quello, poi imo seguitato a fa sempre quello, faciamo le ferrovie, i…….. io ero lu più picculu, camminavo sempre perché me dicia, fuori ce sta l’officina su l’entrata, montava li marciapiedi per le livelle, me mannava a ‘giustà quelle, me mannava a cercà li pezzi de lo ligno per puntallo che se franava. Qual è l’episodio che l’ha colpito di più? E che ricorda più di ogni altro? Simo stati tanto de qua, tanto de là, simo stati tanto male, io ho pigliato ‘na volta ‘na snervata che ancora me la sento glioppe la schiena, però per non fa del male a quell’altri, èh?! Perché noialtri do’ che stiamo a dormì, quanno che c’era l’allarme a la notte, l’allarme no, allora quisti via…, c’era da alzarsi; avea fatto un fosso, c’era un campo sportivo fonnu più de 2 metri, c’era le scalette per glì glió, quanno c’era l’allarme e i bombardamenti, a noi non ce ‘nnava de alzacce, ma che ce fregava se c’era l’allarme, bombardava, quello che facea; però bisognava alzacce per forza, perché, sennò, su pe le brande, glia menenno, lost, lost; per glì glió per le scalette, quilli avanti non camminava, che fai, o li pigli a zampate su la testa! Quilli a reto cuminciò a menà, me te ria ‘na snervata. Ho ditto “basta”, se me le dà ‘n’andra orda, basta! Come fu liberato? Dopo, da lì, quanno è finita che s’è sentiti ‘ccerchiati, c’ha portato via de do’ statiamo perché, dice, “quisti se li lascimo qui, quisti se ribella co’ tutta la popolazione” ……Allora c’ha portato via, imo camminato 4 giorni e 4 notti. Il ricordo più brutto? Quanno so’ venutu a casa; so’ venutu a casa, mi’ madre era morta, perché, de la pena, quello che è…. Il ricordo più bello? De bello non c’è stato niente.

Nomi e parole chiave

  • Kahla
  • REIMAHG
  • Zwangsarbeit
  • ANPI

Fonti e riferimenti

  1. ANPI Macerata – Zeitzeugenaussage eines anonymen Deportierten aus Matelica